venerdì 11 aprile 2014

Relazione per la Prima Conferenza Nazionale dell’Associazione ANCORA

La relazione del Presidente Pro tempore Fabio Diana: 

La giornata di oggi segna per alcuni di noi il raggiungimento di un traguardo, certamente intermedio, ma sicuramente importante, come se fosse una vittoria di tappa in un grande Giro Ciclistico.
Un percorso iniziato quattro anni fa da alcune tra le superstiti Associazioni Regionali delle ASP e delle IPAB.
Un percorso che ci ha portato a condividere temi, a scambiare idee ad approfondire ragionamenti e a sviluppare rapporti di reciprocità importanti.
La basi su cui si è fondato questo percorso sono la valorizzazione del lavoro delle Aziende ed Istituzioni Pubbliche, l’importanza delle politiche per le persone anziane e la necessità di riaffermare l’anzianità come valore e non come “problema”.
In questi quattro anni si sono abbattute su di noi leggi, normative, sentenze ed atti che non hanno fatto altro che renderci la vita difficile.

Si è fatta strada tra di noi la certezza che o riuscivamo ad uscire dai nostri rispettivi ambiti Regionali, oppure difficilmente avremmo potuto interloquire con i decisori pubblici nazionali.
Abbiamo capito che questa nostra riflessione era condivisa da tutti quelli con cui via, via ci siamo confrontati nelle varie occasioni di incontro che sono capitate o che abbiamo organizzato.
Questo ci ha indotto a rompere gli indugi e dare avvio alla fase costituente dell’associazione nazionale.
Nel pensare all’associazione abbiamo cercato di non ripercorrere strade del passato che riteniamo non essere utili alle aziende ed istituzioni che rappresentiamo.
Non un luogo quindi dove si misurano equilibri di potere tra territori o tra posizioni politiche, ma occasione di approfondimento, elaborazione e proposta.
Non un luogo dove si scontrano diversi modelli di intendere il welfare o i servizi alla persona, ma strumento di sintesi intorno a problematiche comuni, che ci sono e la cui soluzione è importante per avere delle aziende e delle Istituzioni sempre più in grado di fornire risposte al territorio in cui operano ed ai cittadini di quel territorio.
Un’Associazione consapevole dei diversi modelli di welfare regionale e delle diverse legislazioni in materia di regolazione dei servizi e di utilizzo dei vari soggetti gestori.
Proprio per stare su questo livello abbiamo pensato e definito uno Statuto che sia rispettoso non solo delle differenze tra noi, ma anche di quelle che si possono rintracciare nelle problematiche che territorialmente si declinano rispetto alle varie tematiche.
Uno Statuto che assegna all’Associazione il compito di rappresentare le Aziende e le Istituzioni per tematiche comuni e quindi nazionali che la Conferenza Nazionale ha il compito di selezionare per assegnarle come mandato al Coordinamento Nazionale.
E’ quindi la Conferenza Nazionale la sede del confronto tra tutti i singoli associati ed il luogo dove si portano a sintesi gli obiettivi che l’Associazione si da e che poi gli organismi esecutivi devono cercare di concretizzare.
La Conferenza Nazionale assume così il ruolo di luogo di pensiero e proposta più largo e partecipato possibile anche attraverso i mezzi di comunicazione che internet ci mette a disposizione, esattamente come in questo momento in cui in diretta, chi vuol collegarsi al blog che potete vedere, può non solo leggere una sintesi di ciò che ognuno dirà, ma può intervenire con dei commenti e con dei contributi.
L’organismo esecutivo di cui ci siamo dotati è il Coordinamento Nazionale composto da un rappresentante per ciascuna Regione e Provincia Autonoma.
Anche qui non ci siamo incartati su pesi e misure per definire se un territorio doveva avere la stessa rappresentanza numerica rispetto ad un altro, ma ci siamo concentrati sul concetto che ogni esperienza regionale può contribuire in ugual modo al dibattito ed alla concretizzazione di obiettivi comuni.
Questa modalità scaturisce da una scelta di fondo che l’associazione fa e che, pur nel rispetto delle scelte singole e delle differenze, ci porta ad agevolare il coagularsi delle Aziende e delle Istituzioni in associazioni regionali di rappresentanza motivandole ad aderire a quelle esistenti e a formarne altre nelle regioni dove non ci sono ancora.
Ci sono ragioni precise e meditate per questa impostazione, non la intendiamo come congelamento conservativo, ma come completamento necessario di una filiera che altrimenti resta monca e poco efficacie.
Lo schema preciso è quello di:
  1. Favorire la partecipazione e lo scambio di idee ed accogliere il contributo di tutti i singoli associati, e dare a questo momento associativo che è la Conferenza Nazionale il potere decisionale intorno agli obiettivi.
  2. Concretizzare gli obiettivi attraverso il Coordinamento Nazionale in cui si ritrovano i rappresentanti delle regioni.
  3. Favorire la rappresentanza delle istanze attraverso l’Esecutivo, organismo snello e solo ed esclusivamente, appunto, esecutivo.
  4. Rafforzare l’azione della associazione, alimentare la discussione tra tutti ed estendere i principi e le proposte ai territori la dove se ne definisca la necessità rispetto al dibattito che in quel territorio si svilupperà o meno, attraverso le associazione regionali nell’ottica di allargare quanto più possibile la partecipazione e i flussi informativi.
Compito primario quindi dell’associazione ANCORA è quello di rafforzare le associazioni regionali operanti e di motivare la costituzione di nuove nelle regioni dove non ci sono.
Chiedo quindi a tutti voi di attivarsi gli uni per contattare i propri colleghi nella propria regione, gli altri per mettersi a disposizione per sostenere concretamente il lavoro di organizzazione.

Fino ad ora, salvo rari casi, in questi ultimi anni ognuno di noi, sia esso singolo soggetto o associazione Regionale ha definito il proprio orizzonte all’interno del sistema di welfare regionale.
Abbiamo potuto vivere questa parcellizzazione del nostro settore perché le politiche di riforma a partire dalla legge 328 e continuate nelle varie normative regionali hanno consentito una espansione dei servizi alla persona molto consistente.
La messa a disposizione di risorse molto importanti sia sulla voce investimenti, sia sulla voce gestioni, sia sui progetti speciali e/o sperimentali hanno permesso a tutti gli attori del sistema di erogazione dei servizi alla persona di crescere e consolidarsi senza per questo produrre fenomeni diffusi di concorrenza.
Nel momento in cui le risorse hanno cominciato ad essere meno consistenti siamo stati generalmente capaci di produrre riduzione e razionalizzazione dei costi.
Credo che però da qualche anno siamo più o meno tutti arrivati ad un punto in cui non siamo più in grado di produrre ulteriori contrazione dei costi e abbiamo cominciato a subire una forte contrazione dei ricavi dovuta al fatto che il sistema pubblico dei servizi non solo non ha più a disposizione risorse consolidate, ma sta facendo i conti con la necessità di ritirarsi da terreni che pensavamo essere invece ormai definitivamente presidiati.
Tutti noi stiamo facendo i conti con posti vuoti e difficoltà crescenti nelle riscossioni delle rette sia per la parte pubblica che a causa dei crescenti insoluti.
E’ necessario quindi affrontare con decisione una nuova frontiera per permetterci di recuperare competitività ed economicità.
E questo non è solo un problema di stare o meno in piedi economicamente, ma credo che ci sia un problema vero di sostenibilità economica dei servizi che eroghiamo non solo noi, ma il sistema nel suo complesso.
I vari sistemi regionali ci chiedono di erogare servizi che costano tra parte sanitaria ed alberghiera più o meno tremila euro al mese al cittadino utente ed alla sua famiglia, cioè 36.000 all’anno.
E’ socialmente utile e sostenibile a lungo pensare che questo tipo di risposta è l’unica che oggi da una qualche soluzione al problema della non autosufficienza?
La frontiera che dobbiamo percorrere è quella della richiesta forte al Governo di metterci in grado di recuperare compatibilità economica andando ad incidere nelle uniche partite che ancora non abbiamo potuto affrontare, quelle dei paletti che le normative ci mettono.
E vorrei sottolineare che si parla di normative a cui originariamente il legislatore non si sognava di chiederci di sottostare.
La grande nebulosità che contraddistingue le leggi a cui via, via ci chiedono di sottostare ci mettono nella condizioni di pagare un IRAP che è più del doppio di quella che pagano gli altri soggetti del privato e del privato no profit, salvo rare eccezioni in cui ci è stata concessa la stessa esenzione delle onlus, di non poter agire sul fronte del recupero dell’IVA perché per noi è un costo, di non poter avere risorse aggiuntive ne dell’8 per mille come le pubbliche amministrazioni, ne del 5 per mille come le ONLUS.
Eppure siamo sicuramente Enti non lucrativi e spessissimo ci chiedono di aderire a previsioni di legge pensate per le pubbliche amministrazioni.
Abbiamo a carico dei nostri bilanci malattie e maternità ed altri istituti che per altre categorie di lavoratori sono compresi nelle prestazioni previdenziali.
Applichiamo un contratto di lavoro che non prevede le figure professionali che utilizziamo dando a noi molti problemi nell’inquadramento dei lavoratori e a loro poche possibilità di veder riconosciute le loro peculiarità professionali.
Eppure nelle previsioni del decreto 207/2001 il legislatore prevede un soggetto definito da una natura giuridica si pubblica, ma diversa e nuova rispetto a quelle allora ed oggi sperimentate.
Un soggetto con autonomia patrimoniale e gestionale, in grado di stare aziendalmente nel settore dei servizi alla persona, che ha affidati direttamente i servizi dal soggetto pubblico titolare, che applica un CCNL, ma provvisoriamente e solo perché se ne deve definire uno specifico, che non è certamente una pubblica amministrazione, ma un’azienda.
Nelle Regioni in cui si è affrontata la trasformazione delle IPAB si sono certamente ottenuti risparmi e razionalizzazioni che sono andati, nella maggioranza dei casi, a rafforzare le capacità sia dei singoli soggetti che del sistema pubblico.
Si è proceduto a fusioni, dismissioni, trasformazioni in soggetti privati e consolidamento in soggetti pubblici solo di quelle Istituzioni che avevano per storia e per capacità la forza di affrontare il cammino di aziende produttive.
Credo quindi che il secondo obiettivo che l’associazione si dovrà dare è quello di promuovere il rilancio del cammino di riordino del settore delle IPAB la dove non è ancora stato previsto per legge regionale e la dove non è stato ancora portato a termine il percorso.
Per questo la proposta che dobbiamo fare è quella della riapertura dei termini dell’esenzione nel trasferimento dei patrimoni nella operazione di trasformazione da IPAB.
A questo andrà affiancata una revisione del decreto 207 che ridefinisca una volta per tutte i confini giuridici entro i quali le APSP si dovranno muovere soprattutto dal punto di vista fiscale.
Credo che dovremo assolutamente proporre di essere parametrati alle ONLUS il che permetterebbe di superare tutte le questioni che ricordavo prima a meno che il Governo non abbia finalmente il coraggio, assieme alla Conferenza Stato Regioni, di produrre una revisione completa del sistema dei servizi, in particolare quelli che definiscono la risposta alla non autosufficienza che si concretizzi in una particolare legislazione dedicata proprio a questi servizi e a tutti quelli definiti “alla persona”.
Solo una grande operazione di revisione e razionalizzazione consentirebbe di mettere in campo risorse che le nostre Aziende ed Istituzioni potrebbero mettere a disposizione dello sviluppo dei servizi per le comunità in cui operiamo.
E non mi scandalizza se poi si definiranno trattamenti fiscali diversi a seconda che i nostri bilanci abbiano o meno conseguenze dirette sui bilanci degli Enti Locali che ci sorvegliano, ci controllano o ci partecipano, a seconda cioè che scegliamo di essere azienda nel senso pieno o diversamente cerchiamo la sicurezza che i nostri bilanci possano contare sulle risorse economiche della nostra compagine societaria.
In ogni caso per essere aziende dobbiamo poter operare in modo compiuto nel settore di attività che ci assegna lo Statuto.
Le regole che definiscono le attività che gestiamo sono definite non dal mercato, ma da normative che prevedono standard strutturali, strumentali e funzionali.
Come facciamo ad operare se veniamo chiamati a più riprese a rispettare il patto di stabilità o se veniamo inseriti in quelli dei Comuni o degli Enti che ci sovrintendono?
Penso quindi che con la stessa logica con cui da queste regole si sono esentati gli enti del Servizio Sanitario Nazionale, anche le ASP e le IPAB debbano esserne esentate.
In materia di personale ritengo sia molto difficile che possiamo pensare ad un comparto specifico in quanto ci sono pendenti richieste di definizione di moltissimi comparti e la tendenza è quella invece di ridurli, forse oggi è più percorribile la richiesta di passaggio da un ente di previdenza, l’INPDAP, ad un altro, l’INPS, visto che oggi sono uno stesso ente, contrattando un pacchetto previdenziale specifico.
In alternativa penso che l’esperienza delle Province Autonome, quella cioè di provvedere autonomamente in forma mutualistica, possa essere valutata e forse percorsa attraverso la costituzione di un fondo nazionale integrativo.
Il compito che ci aspetta a partire da oggi non è più quello di fare una lunga lista di lagnanze, ma quello di palesarci come soggetto attivo per produrre confronto, analisi e proposta su pochi, ma importanti obiettivi che ci permettano di portare a casa qualche risultato che serva a tutto il sistema.
Per fare questo la nostra forza deve arrivare da ciò che siamo e facciamo nel territorio.
Ma chi sa cosa siamo?
Certo io so cosa rappresentiamo in Toscana e se faccio qualche ricerca in internet riesco a trovare dati su qualche altra Regione, ma sempre aggregati, difficilmente specifici.
Terzo ed importante obiettivo dell’Associazione ANCORA dovrà quindi essere quello di conoscere quello che siamo e che facciamo.
Quanti siamo, quanti servizi facciamo, rivolti a chi, che patrimonio rappresentiamo, a quante persone assicuriamo un lavoro.
Abbiamo prodotto una scheda di rilevazione, la trovate in cartellina e sul blog, vi prego di compilarla, di diffonderla e farcela avere.
La prossima riunione dovrà essere quella in cui siamo in grado di darci un quadro più completo possibile della situazione.
E’ talmente importante avere il modo di rappresentare noi stessi che se non ci riusciamo da soli penso che dovremo trovare qualcuno che lo faccia per noi.
A partire da questo vi invito a riflettere anche su quanto patrimonio storico, artistico ed architettonico abbiamo, semplicemente a partire dai luoghi dove operiamo.
Sarebbe veramente interessante trovare il modo di fare un catalogo di questo patrimonio e magari renderlo disponibile con un museo virtuale in internet.
Gli studi degli economisti e dei demografi ci dicono che nei prossimi anni patrimoni consistenti di persone anziane sole cercheranno una destinazione ereditaria.
Le Istituzioni da secoli sono nate e si sono sostenute con i lasciti ed il fund raising.
Davanti a noi abbiamo una stagione che riapre queste possibilità, ma solo per chi riesce a comunicare se stesso e la propria utilità sociale.
Conoscersi ed esporci alla conoscenza diffusa può essere un’ottima base per incanalare verso i nostri Enti almeno una parte di queste risorse.
Il quarto obiettivo che penso dovrà avere ANCORA è, nel breve periodo, quello di porre con forza al Governo ed alla Conferenza Stato, Regioni la necessità di mettere un po’ di chiarezza nelle normative che più andiamo avanti e più mettono confusione nel nostro settore, non ultima la legge di stabilità 2014 che sembra scritta da persone che non sanno di cosa stanno parlando.
E’ per questo che ANCORA dovrà chiedere di essere accreditata sui tavoli di Consultazione e di concertazione e quindi dovrà affrontare un percorso di riconoscimento politico e formale assieme.
Sono arrivato in fondo alla mia relazione.
Molte altre cose affollavano la mia mente mentre la scrivevo ed anche ora che la sto esponendo alla vostra paziente attenzione.
Molti temi ho sicuramente trascurato e molte sfaccettature si possono ulteriormente dare alle tematiche che vi sto proponendo, ma sicuramente tanti di voi le sapranno esporre meglio di me.
Oggi però non possiamo uscire da qui senza avere concretizzato il mandato da dare al Coordinamento Nazionale e senza essersi presi impegni precisi per la copertura dell’intero territorio nazionale.
Vi ringrazio di cuore a nome mio e delle persone che come me hanno creduto in questa avventura augurandoci di avere successo affinchè la responsabilità pubblica che ci siamo assunti di fronte alle nostre comunità come amministratori venga riconosciuta come ricchezza di questo paese e contribuisca al consolidamento di una forte coesione sociale, elemento costitutivo di una società forte che crea sviluppo per le persone.

Grazie e buon lavoro.